Una piattaforma comune per enti, siti e musei. Intervista a Monica Barni.

Intervista completa pubblicata su Toscana24-Il Sole 24 Ore, 23 Ottobre 2015

Non c’è valorizzazione della cultura senza ricerca. Ne è convinta Monica Barni (nella foto), classe 1961, rettore dell’Università per stranieri di Siena, da luglio 2015 vicepresidente della Giunta regionale alla guida del maxi assessorato che riunisce cultura, ricerca e università. Tre tematiche strettamente correlate che l’assessore intende coordinare in modo che le istituzioni culturali toscane si aprano all’internazionalizzazione. A partire dalla «creazione di una piattaforma che metta in collegamento tutti gli enti culturali, i siti e i musei della Toscana» che permetterebbe anche alle «realtà più piccole di farsi conoscere attraverso quelle più grandi». A primavera il nuovo piano per la cultura all’interno del Piano per lo sviluppo regionale (Psr) che, la Barni anticipa, sarà caratterizzato da «azioni sistematiche, sostenibili nel tempo e continue».

Quale contributo pensa di portare alla politica?

«Porto un interesse particolare per la cultura in rapporto alla ricerca e all’Università. Inoltre, vista la mia precedente esperienza da rettrice di un Ateneo con una fortissima vocazione internazionale, che è anche una sorta di osservatorio di ciò che il mondo si aspetta dall’Italia, porto con me questo interesse verso i temi dell’internazionalizzazione».

Per la prima volta nel Governo regionale la cultura è associata alla ricerca e non al turismo, un segnale per le scelte della Giunta?

«Penso che non ci sia valorizzazione della cultura se non attraverso la ricerca. La ricerca è la prima cosa che ci può aiutare ad uscire dall’approssimazione quindi vorrei caratterizzare il mio assessorato proprio da questo forte legame fra la cultura, la ricerca e l’innovazione. Io non voglio dire che la cultura debba stare separata dal turismo ma voglio dire che la cultura è ricerca e innovazione. Del resto penso che anche le nostre imprese piccole e medie imprese abbiano bisogno di innovare».

Come favorire l’interazione Università, ricerca scientifica e cultura?

«Legare la cultura a Università e ricerca crea una filiera che può portare alla costruzione di imprese creative che rappresentano la novità e sono anche quei filoni di impresa culturale fortemente voluti dall’Europa. Dove se non in Toscana?
Un altro ambito di cui mi vorrei occupare è quello di legare la cultura alla progettualità di ricerca: far svolgere alla Regione una funzione di servizio nei confronti degli enti culturali perché imparino a progettare per captare fondi comunitari o di altra natura, e possano così aprirsi all’internazionalizzazione. Dobbiamo evitare di essere troppo autoreferenziali e aprirci al mondo».

Che ruolo deve avere la cultura nello sviluppo della Toscana?

«La prima cosa da tenere in considerazione è il contesto, la Toscana è cultura in tutte le sue ramificazioni. Poi si potrebbe discutere molto sul significato della parola cultura. Credo che in generale l’Italia e in particolare la Toscana, offrano un’enorme varietà per declinare la tematica culturale che va dai temi tradizionalmente considerati come beni culturali, musei e istituzioni culturali, fino ad aspetti legati ad una cultura più scientifica e tecnologica che si legano direttamente alle attività produttive di questa Regione. Sto ospitando proprio adesso una conferenza tra i rettori delle Università toscane e i rettori delle Università dell’Argentina Nord Occidentale; la Regione Toscana deve fare da regia a questi rapporti perché dai rapporti con le Università straniere possono derivare dei vantaggi sia per la ricerca e la didattica, sia per il sistema produttivo. Così partecipa a questo incontro anche l’assessore alle Attività produttive, perché questa filiera deve essere reale e portare a dei risultati».

Cosa manca alla Toscana?

«Nella mia carriera precedente mi sono per lungo tempo occupato della promozione della cultura italiana nel mondo e posso assicurare che per gli stranieri non esiste una soluzione di continuità tra Michelangelo, Galileo, Leonardo e il design italiano attuale. Noi dobbiamo cercare di ricollegare tutti questi aspetti che fin’ora abbiamo considerato in maniera troppo scollegata poiché il mondo si aspetta che una Regione come la Toscana sia capace di promuovere la propria cultura. Penso che innovazione e digitalizzazione siano i due temi centrali che possano sviluppare l’immagine della Toscana sul piano internazionale e permettere di costruire dei sistemi. Ormai i singoli musei non possono pensare di lavorare da soli. In Toscana ci sono dei grandi centri che captano la stragrande maggioranza di turisti ma altrettanti piccoli centri ancora poco conosciuti. Sono i grandi attrattori che devono aiutare i piccoli ad emergere. Sono convinta che la creazione di una piattaforma che metta in collegamento tutti gli enti culturali, i siti e i musei della Toscana, permetterebbe alle realtà piccole di farsi conoscere attraverso quelle più grandi. E’ importante che non si percepisca…..

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