«Il privato deve creare un’offerta alternativa». Intervista a Giovanna Barni.

Articolo completo pubblicato su Toscana24-Il Sole 24 Ore, 16 Agosto 2016

«Quando funziona, è una vera e propria complementarietà di competenze». Alla senese Giovanna Barni, presidente di Coopculture, cooperativa leader a livello nazionale per i servizi di supporto alla fruizione dei beni culturali, piace definire così la partnership pubblico-privata in cultura, e storce il naso se la si riduce a mera esternalizzazione di servizi da parte di attori pubblici.
E’ convinta che il segreto di una collaborazione di successo, stia nella chiarezza di ruoli e nelle competenze da mettere in campo in maniera sinergica: «L’amministrazione pubblica ha il timone nella definizione della strategia, nel controllo dell’attività e in tutta la programmazione culturale e scientifica, mentre il contributo del privato – spiega – deve essere quello di dare un know how specifico nell’industrializzazione dei servizi, svolgere attività di marketing che permettano di creare economie di scala, dialogare con il mondo del turismo e con gli altri privati. Questa è la via per essere complementari, d’altronde è la stessa Costituzione italiana che parla di sussidiarietà nel fare cultura».

Se la dovessimo valutare attraverso l’attività di Coopculture, la cogestione rivolta alla conservazione e alla valorizzazione dei beni culturali in Toscana sembra funzionare eccome: secondo il rapporto di sostenibilità 2015, la cooperativa è attiva in 40 sedi di lavoro sul territorio regionale e, grazie alla gestione di servizi bibliotecari e museali, solo in regione, ha maturato un fatturato di oltre 4 milioni di euro, pari all’8% di quello totale dell’azienda (49 milioni).

Presente con una sede operativa a Firenze dal febbraio 2015, ma attiva in regione fin dalle sue origini, Coopculture nasce nel 2008 dalla fusione delle realtà indipendenti Pierreci e Codess, la prima con sedi a Napoli e Roma, l’altra a Venezia e in Piemonte, entrambe operative nel settore culturale a partire dai primi anni ’90. Sono gli anni in cui la cooperazione nel mondo dei beni di interesse storico e artistico è concepita quasi esclusivamente per le attività di restauro e catalogazione, i musei hanno ancora orari di apertura ridotti e custodi esclusivamente ministeriali. E’ anche il momento in cui ci si comincia ad interrogare su possibili soluzioni per soddisfare la domanda del pubblico che visita gli 800 musei sparsi sul territorio nazionale, un processo che culmina nell’approvazione della legge Ronchay del 1993. L’articolo 4, che introduce la gestione privata dei servizi aggiuntivi nei musei italiani, darà la spinta alle allora due cooperative, per diventare pioniere nel panorama delle collaborazioni pubblico-private in cultura a livello nazionale. Così, dalle iniziali attività di custodia in qualche biblioteca ad oggi, Coopculture è diventata tra le più note realtà cooperative italiane nell’offerta di servizi museali di accoglienza e marketing e nella creazione di mezzi tecnologici che favoriscono l’audience development.

In Toscana le attività in cui la società è coinvolta si concentrano nelle province di Firenze, Siena, Pisa e Prato, e riguardano tra le altre cose la fornitura di personale e mezzi di presidio, prestito e catalogazione per il sistema bibliotecario e l’archivio storico di Firenze, per la rete documentaria della provincia di Pisa e l’attività didattica svolta con le scuole nelle sinagoghe di Firenze e Siena. Recentemente Coopculture ha partecipato anche alla nuova apertura del museo dell’Istituto degli Innocenti di Firenze e collabora ai servizi di fruizione del Teatro romano e dell’Acropoli etrusca di Volterra. Ma è a Prato, non a caso il luogo prescelto dalla cooperativa per presentare il rapporto di sostenibilità 2015, dove l’attività coinvolge…

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