Nelle Fondazioni culturali i privati non possono sostituire il pubblico. Intervista a Leonardo Ferragamo.

Articolo completo pubblicato su Toscana24-Il Sole 24 Ore, 22 Dicembre 2014

«Coordinamento», «sistema» ma anche «politiche di defiscalizzazione». Sono i temi su cui insiste Leonardo Ferragamo, presidente dell’Associazione Partners di Palazzo Strozzi, per il sostegno alle istituzioni culturali toscane.

Creata nel dicembre 2006 per sostenere e rilanciare Palazzo Strozzi attraverso attività di fund raising e iniziative di co-marketing, l’Associazione raggruppava inizialmente una decina di aziende. Oggi rappresenta un esempio di sostegno privato alla cultura, con 30 soci privati che hanno permesso di raccogliere più di 1,6 milioni di euro nel 2013, di cui quasi 800 mila euro destinati alla Fondazione Palazzo Strozzi per lo svolgimento di attività culturali. L’Associazione ha forti radici nel territorio toscano ma è altrettanto impegnata sul fronte internazionale con sedi stabili in America e Cina attraverso la creazione nel 2010 della Palazzo Strozzi Foundation negli Stati uniti e nel 2013 della Fondazione Palazzo Strozzi Cina.

Presidente Ferragamo, con l’Art Bonus del ministro Dario Franceschini, il Governo ha dimostrato la volontà di procedere verso una politica di incentivi per chi investe in cultura ma il provvedimento è ancora circoscritto ad una nicchia di settori. A suo parere cosa servirebbe per aiutare davvero le Fondazioni culturali?

Servono soluzioni a livello normativo nazionale con politiche di defiscalizzazione. Tuttavia i primi a poter agire direttamente sono i Comuni e le Regioni per creare un sistema e promuovere un prodotto di qualità su scala internazionale. Per fare questo, bisogna che il Governo comprenda l’importanza di esprimere al mondo un’offerta ampia, articolata, coerente e fortemente appetibile.

La leva fiscale sul modello americano quanto può incidere sull’investimento privato nel contesto italiano?

Molto. L’elemento della detassazione svolge un ruolo fondamentale soprattutto se si fa il confronto con quello che succede in altri Paesi dove il privato è ben presente nell’attività culturale. Provvedimenti in tal senso permettono di potersi indirizzare verso l’elargizione di contributi agendo direttamente sull’interesse del privato.

Il sistema italiano fatica ad attrarre investimenti privati a sostegno della cultura, tuttavia l’esempio dell’Associazione Partners di Palazzo Strozzi dimostra che si può fare. A suo parere quali azioni messe in pratica dalle stesse Fondazioni possono stimolare l’interazione tra aziende, arte e cultura?

Ci sono due temi molto importanti, il primo è appunto fiscale, il secondo è di governance. Quello fiscale lo conosciamo: il contributo del privato o dell’azienda privata dovrebbe essere detassato per poter essere incentivato. Il secondo tema riguarda la governance: è necessario che chi partecipa al sostentamento dell’attività culturale abbia anche un ruolo in essa che ne legittimi la contribuzione. Deve dunque avere la possibilità di apportare il suo pensiero e la sua visione nella gestione. A Palazzo Strozzi questo è avvenuto, ma è uno dei pochi esempi in Italia. Il modello di governance della Fondazione Palazzo Strozzi prevede un consiglio autoreferente, al quale contribuiscono i privati e il pubblico secondo i rispettivi livelli di contribuzione. Ciò favorisce l’integrazione tra punti di vista provenienti da diverse esperienze e settori nelle scelte di gestione e pianificazione delle attività.

Gli investimenti non pubblici potrebbero però far prevalere gli interessi dei privati nelle scelte di gestione di un bene pubblico come la cultura. Come mediare? 

Io credo molto nei consigli indipendenti che vengono creati in funzione dell’obiettivo economico e culturale. A Palazzo Strozzi lo abbiamo dimostrato e mi auguro che possa valere come stimolo per altre Associazioni. Fondazione Palazzo Strozzi gestisce il palazzo con le sue mostre e ha tra i soci fondatori il Comune, la Provincia e la Camera di commercio di Firenze, oltre all’Associazione Partner Palazzo Strozzi. Quest’ultima riunisce i soci privati. Nella Fondazione è stato inserito un consiglio autoreferente, con amministratori che vengono indicati dalle istituzioni e dall’Associazione dei privati.

Come giudica la situazione delle fondazioni culturali in Toscana?

Come potenziale credo sia una delle regioni con la maggior quantità di risorse culturali. C’è tantissimo ancora da far scoprire del territorio toscano, delle peculiarità ed eccellenze geografiche, ambientali, culturali e storiche che forse non hanno pari nel resto d’Italia. Ma queste possono essere sviluppate…

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