Art Bonus in Toscana, i primi risultati

13 Ottobre 2015

E’ trascorso ormai più di un anno dall’entrata in vigore del provvedimento Art Bonus a favore dei privati che investono in cultura e la Toscana raccoglie i primi risultati. Con la legge del 29 luglio 2014 il Mibact guidato dal Ministro Dario Franceschini stabiliva un credito di imposta, ripartito in tre rate annuali, al 65% per gli anni 2014 e 2015 e al 50% per il 2016 per le erogazioni liberali in favore di cultura e spettacolo. Il Ministero si avvaleva del supporto della società Arcus per la gestione del portale Art Bonus, vetrina per progetti in cerca di finanziamento e mecenati desiderosi di contribuire con offerte libere.

In Italia i benefattori ad oggi sono 735 di cui circa il 70% persone fisiche, il 20 % imprese e il 44 % enti. Le erogazioni liberali finora registrate da Arcus si aggirano intorno ai 25 milioni di euro, ma Carolina Botti, Direttore Centrale Arcus, assicura che numerosi interventi sono ancora in fase di registrazione. Le donazioni più cospicue provengono dalle imprese che contribuiscono al 71% de totale, a seguire gli enti con il 25 % e infine le persone fisiche che, benché più numerose, concorrono solo al 4% delle donazioni complessive.

Secondi i dati Arcus, su 164 interventi da sostenere nell’intero territorio italiano, 30 appartengono alla Regione Toscana, la seconda dopo il Piemonte per numero di enti registrati, a rappresentare il 18,3 % del totale nazionale.
La Toscana chiede ai mecenati di sostenere quasi esclusivamente interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici fatta eccezione per la richiesta di 1 milione e 500 mila euro in sostegno alle attività teatrali presentata dal Teatro del Giglio il 6 ottobre scorso. Si tratta dell’ unico esemplare regionale della categoria istituti, luoghi della cultura pubblici, fondazioni lirico sinfoniche e teatri di tradizione che chiedono sostegno per le proprie attività.
Tra gli interventi portati all’attenzione dei mecenati in Toscana, alcuni hanno già raccolto la cifra stabilita per procedere con le operazioni di tutela e valorizzazione: è il caso della Galleria degli Uffizi che sta già operando al restauro di alcune sale grazie ai 600.000 euro raccolti,  della Biblioteca Nazionale che con 7500 euro ha acquistato materiale e attrezzature per il laboratorio di restauro e della Basilica S. Spirito che, per l’intervento di doratura della cupola, ha conseguito i 3.500 euro richiesti. La Fontana dell’omonima piazza ha invece già completato l’operazione di rimessa in funzione grazie a 40.000 donati.

Tra le proposte mirate a singoli beni artistici e culturali, si fa notare il progetto “Graffiti” che prospetta una buona cura della città attraverso la rimozione di scritte o disegni incisi su edifici monumentali. Ad ora, benchè il sito aggiorni periodicamente i dati, l’intervento non sembra aver raccolto alcuna offerta per raggiungere il tetto di 40.000.

Non mancano le iniziative nei centri più piccoli, che coincidono con occasioni di coinvolgimento del pubblico come è accaduto a Lucignano in occasione della riapertura delle mura Medicee. Il crowdfounfing per il restauro del bene è stato lanciato il 9 settembre con una visita guidata aperta al pubblico seguita da una merenda per i partecipanti. I 15 euro versati come contributo di adesione venivano ricambiati da un cedolino in cui si spiegava la procedura per ricorrere all’Art Bonus, valido anche per l’offerta appena effettuata: un modo simbolico per prendere dimestichezza col portale che consente di gemellare le bellezze italiane e toscane con coloro che desiderano dare il contributo per tutelarle.

La stessa Arcus è impegnata in una campagna di sensibilizzazione nei centri culturali italiani di piccole e medie dimensioni, il “Road Show per l’Art Bonus”. Prato è stata scelta come  prima tappa, rappresentante emblematica di quei centri dove “Il patrimonio artistico è più apprezzato da chi non vive la città rispetto a coloro che ci sbattono la testa tutti i giorni” spiega l’assessore alla cultura, Simone Mangani. Con questa premessa nasce l’idea di sperimentare un uso alternativo dell’Art Bonus come espediente aggregante tra comunità e amministrazione comunale. A dicembre saranno infatti gli stessi pratesi a scegliere quale progetto di restauro finanziare tra cinque proposte indicate dal comune, tutte realtà con una concreta funzione nella comunità: il Monte dei Pegni di Palazzo Pretorio e l’ampliamento dei suoi spazi espositivi; gli ex Macelli Pubblici e la costruzione di un nuovo ingesso e la ristrutturazione della zona bar, il Centro Pecci con il restauro dell’Edificio Gamberini; la scuola di musica Giuseppe Verdi con il restauro di Palazzo Marini, e infine il restauro della facciata del Castello dell’Imperatore.

Considerato l’eco e la preminenza del tema in ambito culturale è bene sfatare l’eroicità e la totale novità del provvedimento: prima dell’Art Bonus si potevano effettuare donazioni con una detrazione del 19 % per le persone fisiche ed una riduzione dell’intero ammontare della donazione per le imprese. Quindi, se l’aumento della soglia al 65 % e l’introduzione del sostegno agli istituti e luoghi della cultura rappresentano di fatto una rivoluzione per i singoli mecenati e gli istituti beneficiari, con la nuova legge le aziende hanno solo ricevuto uno scossone attraverso un sistema più snello ed accattivante che le invogli a donare.

Come ha spiegato in occasione di Lubec 2015 il Prof. Lorenzo Casini, consulente del ministro Franceschini, durante la sessione plenaria “Art Bonus: uno strumento per la valorizzazione del sistema dell’arte. risultati dalle prime applicazioni” svoltasi a Lucca l’8 ottobre scorso “Il punto chiave era quello di allineare l’Italia agli altri Paesi recuperando il ritardo che la legislazione italiana sui beni culturali aveva negli aspetti fiscali. Il codice dei beni culturali francese per esempio, prevedeva fin dalla sua stesura numerose disposizioni a carattere fiscale come parte integrante della disciplina sui beni culturali.”
Tuttavia, come ha ammesso lo stesso Casini, l’ambito di detrazione fiscale è ancora limitato rispetto alla Francia, dove anche l’acquisto di un bene culturale da parte di un privato prevede un beneficio fiscale. Proprio in materia di estensione della norma, infatti, si muovono le prime critiche a un provvedimento accolto pressoché unanimemente in senso positivo. Gli appunti riguardano la riduzione dell’ambito di validità della legge al solo patrimonio pubblico, l’esclusione dei teatri di tradizione dal sostegno alle attività culturali, previsto invece per Fondazioni Liriche e i teatri di tradizione e l’impossibilità di effettuare donazioni direttamente attraverso il sito dedicato. Rimane inoltre da stabilire che cosa accadrà dopo il periodo di sperimentazione di 3 annualità e se lo Stato sarà in grado di sostenere il costo delle detrazioni a lungo termine.

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