Crowdfunding culturale: è l’ora del Web

Articolo completo pubblicato su Toscana24-Il Sole 24 Ore, 28 Marzo 2017

Riconsegnare alla città e ai suoi abitanti Villa Michelucci, riempiendola di attività artistiche e culturali promosse dalle associazioni del territorio. Questo lo scopo del progetto “Innesto Creativo”, promosso dalla Fondazione fiesolana Giovanni Michelucci che da poco ha chiuso la sua campagna di crowdfunding, superando di 7mila euro l’obiettivo di 20mila stabilito per la realizzazione del progetto.

Complici l’accattivante video di presentazione sulla piattaforma Eppela, una narrazione dettagliata di ciò che la fondazione intende realizzare con i soldi raccolti, ma soprattutto l’aiutino della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, che per ogni euro versato ha provveduto al raddoppio.
«Se riusciremo a raccogliere 10mila euro entro il 2 marzo, la Fondazione Crf sosterrà il 50% della campagna con altri 10mila euro», spiegavano nelle regole del gioco i promotori della prima piattaforma italiana di crowdfunding basata sul sistema delle ricompense, nata proprio in Toscana nel 2011.

Ma il crowdfunding non era il “finanziamento della folla”? Lo dice la parola stessa, finanziare un’idea dal basso e senza intermediari chiedendo un piccolo contributo alla folla (crowd) piuttosto che un ingente contributo ai soliti finanziatori. Un po’ come fanno gli artisti di strada: io ti mostro cosa posso fare e tu mi aiuti a finanziare la mia idea, è la logica alla base del nuovo fundraising nel mondo no profit e in particolare di quello culturale.

Funziona così: inserisco un video e una descrizione del mio progetto online e, attraverso un sistema di ricompense, invito le persone a donare cercando di raggiungere la soglia stabilita sul portale che ne consentirà la realizzazione. Questo per quanto riguarda il sistema reward-based, basato sulle ricompense che, insieme al donation-based, la raccolta di fondi indipendentemente dal raggiungimento dell’obiettivo prefissato, è il modello più utilizzato nel mondo culturale.

Secondo la mappatura 2016 realizzata da TraiLab dell’Università Cattolica con Collaboriamo, il crowdfunding culturale in Italia è cresciuto del 62% nel 2016. Su un totale di 64 piattaforme che si sono diffuse dopo il 2005 in Italia, 12 sono specializzate nel sostegno di progetti culturali, dall’editoria alla musica, passando per l’arte contemporanea e il cinema. Senza contare che anche le piattaforme non specializzate in questo settore ospitano molti progetti a stampo culturale, proprio come la toscana Eppela, che in 6 anni è diventata la seconda più importante a livello nazionale, proprio grazie al sistema di affiancamento progetto-partner.

Infatti il 20% dei finanziamenti totali dei progetti della piattaforma proviene dai partner, in Toscana Unicoop Firenze, Fondazione Cassa Risparmio Firenze e Fondazione Chianti Banca, il 30% dalla comunità dei progettisti, mentre il restante 50% viene sostenuto dalla community di Eppela che si aggira intono alle 400mila persone.
Con il 30% dei progetti presentati su Eppela, La Toscana è la seconda regione italiana più attiva della piattaforma. Nel 2016 le campagne toscane in campo artistico sono state circa 40, 35 delle quali andate a buon fine, con una raccolta fondi totale di circa 300mila euro per il 2016 e il primo trimestre 2017.

«Con la provvigione del 5% che riceviamo solo sui progetti che vanno a buon fine – spiega l’amministratore delegato di Eppela Nicola Lencioni – copriremmo solo i costi di personale per le trenta persone che valutano e seguono il percorso delle campagne sulla piattaforma, mentre grazie ai mentor, così chiamiamo i partner aziendali e le grosse fondazioni con cui collaboriamo, siamo in grado di sostenerci e di offrire anche dei corsi di formazione».

E che fosse necessario essere una piattaforma di sostegno per raggiungere più facilmente l’obiettivo, lo hanno capito recentemente anche i tre ragazzi toscani di Mecenup, la prima piattaforma di crowdfunding culturale rivolta esclusivamente alla regione Toscana che ad oggi ha raccolto 14.715 euro donati da 105 mecenati in 9 campagne di cui 7 ad Arezzo, 2 a Grosseto e una a Firenze e Livorno. Non un’impresa facile farsi strada in un ambito dove il target nazionale facilita il raggiungimento dell’obiettivo: «Finora abbiamo sostenuto solo 9 progetti, e i finanziatori sono realtà territoriali – spiega Julian Castro uno dei tre fondatori -. L’unico progetto che non è andato a buon fine ha testimoniato l’esistenza di un gap a livello locale nella comprensione dello strumento web. Per questo riteniamo che siano fondamentali dei percorsi di formazione e dei servizi di consulenza per supportare i progettisti».

Il rischio è che Mecenup sia un’altra meteora che va ad incrementare l’alto tasso di mortalità delle piattaforme: «Tra quelle attive, una su tre è stata lanciata nell’ultimo biennio – spiega Alfredo Valeri, responsabile del Centro studi Civita -. Le iniziative culturali ricevono un valore medio di 4.221 euro a progetto e sono meno sostenute rispetto ai progetti tecnologici. Lo strumento del crowdfunding è più adatto alle piccole produzioni indipendenti che ai grandi progetti culturali -continua -, amici e familiari hanno un ruolo determinante nella raccolta».

Eppure la rivista indipendente Firenze Urban Lifestyle ha raccolto solo 136 euro delle 2mila che richiedeva sulla piattaforma Produzioni dal basso, Cirk fantastik! nel 2015 non ha raccolto neanche un euro dei 3mila richiesti, e l’ambizioso progetto “Fai volare il Grifalco” promosso da Cortona on the Move per la creazione di un’accademia di fotografia alla Fortezza del Girifalco ha raggiunto solo quota…

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