Fondazioni culturali: una matrioska da ricostruire

Articolo completo pubblicato su Toscana24-Il Sole 24 Ore, 8 Agosto 2014

C’è chi parla di “previsioni tutt’altro che rosee” ma anche chi si definisce “un’isola felice”. Non si può certo generalizzare sulla situazione delle Fondazioni Culturali in Toscana, realtà eterogenee per tipologia, finanziamento e dimensioni che, loro malgrado, tendono ad essere ricomposte in quella che ha tutto l’aspetto di una matrioska non ben assemblata.
Nel calderone si affiancano e si sovrappongono fondazioni regionali, partecipate, sostenute dai ministeri, dagli enti locali, o ancora fondate per volontà di fondazioni bancarie. Sono solo alcune delle categorie che, volendo fare un po’ di ordine, si possono individuare in quel mare magnum legittimato dalle larghe maglie del Codice Civile e in parte dall’art.1 del Decreto Ministeriale n.491/2001 che intendeva regolamentare un modello virtuoso di gestione pubblico-privata per la cultura attraverso, appunto, le Fondazioni.
Secondo l’ultimo censimento ISTAT sul no profit risalente al 2011, la Toscana è la seconda regione italiana con più Fondazioni Artistico Culturali dopo la Lombardia, con un totale di circa 183 organismi attivi. Un podio che localizza la diffusione delle Fondazioni principalmente al centro nord (Nord Ovest: 34%, Nord Est: 20% , centro: 27%) dove prevale la tipologia di finanziamento privata, dato che si rovescia scendendo lungo la penisola. Un’evidenza che non deve trarre in inganno, poiché di fronte all’entità di tali finanziamenti, la stretta dipendenza tra i tagli della pubblica amministrazione e la morìa diffusa tra le Fondazioni appare chiara.
Infatti, nonostante in Toscana ben il 75% delle Fondazioni Culturali beneficino di un finanziamento prevalentemente privato, esso si traduce in poco più di 17 milioni e mezzo di euro totali, contro i 41 milioni provenienti dal settore pubblico.
La tanto menzionata crisi ha dunque comportato una sistematica riduzione di tutti i contributi pubblici assegnati alle istituzioni culturali ma anche, in maniera contingente, di quelli privati. Tagli a tappeto che manifestano la carenza di criteri nella distribuzione dei finanziamenti in un contesto dove la qualità non si può giudicare solo dai numeri.
Così una Fondazione nota a livello internazionale come Palazzo Strozzi, 150 mila ingressi alla mostra su Pontormo e Rosso Fiorentino e i migliori auspici per l’imminente “Picasso e la modernità spagnola”, ha dovuto mettere mano al patrimonio e interpellare la Regione per compensare i tagli della Provincia e della Camera di Commercio. Una sorte analoga quella della Fondazione Carnevale di Viareggio, che verrà privata di un milione e 400 mila euro di contributo comunale nonostante quest’anno abbia fatto registrare il più alto incasso della sua storia. In questo caso l’aiuto è stato chiesto allo Stato per l’elargizione di contributi FUS a seguito del riconoscimento del carnevale come patrimonio nazionale culturale storico economico.
Se i 7500 euro in meno della Provincia di Lucca non fanno di certo vacillare la Fondazione Ragghianti, finanziata quasi esclusivamente dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, la segretaria generale dell’ente puntualizza: “Anche se ci possiamo considerare una realtà felice, dal 2010 pianifichiamo attraverso scelte di priorità. Se prima riuscivamo a organizzare due o tre mostre all’anno, adesso ne organizziamo una sola, più grande ma con più attenzione ai costi”.
E’ invece già giunta all’epilogo la Fondazione Florens, laboratorio permanente di economia della cultura nato e tramontato in 4 anni e due Biennali “per carenza di risorse”, dice il presidente Giovanni Gentile, “nonostante il cospicuo incremento finanziario in risposta ad un aumento di spese non pianificato”, replica il Direttore della Cassa di Risparmio di Firenze, tra i principali enti sostenitori….

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